Moby Dick è il magazine del sabato mattina che mira a mettere a confronto, attorno ai grandi temi di cultura, politica, società, economia, ospiti di sensibilità e opinioni diverse, anche radicalmente contrapposte. Coglie momenti e tematiche di particolare rilievo e le pone al centro di una tavola rotonda per scandagliarne peculiarità e sfumature. Ma consente anche attraverso una particolare scelta editoriale di meglio conoscere le personalità stesse degli interlocutori invitati a dibattere.
Al termine di una settimana dedicata all’opera di Philip Dick, vien naturale riflettere sul futuro: il futuro immaginato dalla fantascienza nella sua stagione più creativa, oltre mezzo secolo fa, e il futuro della nostra società. Molti dei temi sviluppati da Philip Dick sono al centro del dibattito pubblico contemporaneo: la distinzione sempre più incerta tra uomo e macchina, specie dopo l’introduzione dell’intelligenza artificiale; le teorie del complotto, le manipolazioni del potere, le false notizie; il nuovo interesse per la colonizzazione di Marte... Giulia Abbate, scrittrice di fantascienza, ci accompagna in questo percorso.
Il futuro è per sua natura incerto e imprevedibile; e tuttavia, tra le infinite possibilità di approfondimento, tre ambiti appaiono particolarmente significativi. Il primo riguarda l’evoluzione in campo biomedico, nelle riflessioni di Marco Annoni; poi naturalmente la cultura e la trasmissione del sapere, con Marco Dotti; infine, con Federico Trocini, la storia e la politica, nella particolare prospettiva della storia controfattuale cara al Philip Dick de La svastica sul sole.
Il 2025 è stato dichiarato dall’UNESCO Anno internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, si è inoltre appena conclusa (venerdì 21 marzo) la Giornata Mondiale dei Ghiacciai. Moby Dick prende spunto da queste due importanti ricorrenze e dedica una puntata ad uno dei grandi interrogativi del nostro tempo: cosa significherebbe vivere in un mondo senza ghiaccio? La scomparsa progressiva dei ghiacciai è una realtà sempre più evidente, con conseguenze profonde sull’ambiente, sulle risorse idriche e sulla cultura delle comunità montane. Quali scenari ci aspettano?
Nell’ora centrale della trasmissione – condotta da Lina Simoneschi Finocchiaro- vi proponiamo un approccio al tema che mette a confronto scienza e filosofia. Protagonisti sono Matteo Oreggioni, docente universitario e divulgatore scientifico.
Dal 2017 è operatore glaciologico del Servizio Glaciologico Lombardo per il quale studia e monitora i ghiacciai. Per Meltemi ha pubblicato Filosofia fra i ghiacci. Viaggio nella fine di un mondo, ed è in uscita per Mimesis Il problema di esistere nella crisi ecologica del clima. Riccardo Scotti, geologo e glaciologo. Dottore in Geologia con dottorato di ricerca in Scienze della Terra. Coordinatore per le Alpi Centrali del Comitato Glaciologico Italiano e responsabile scientifico del Servizio Glaciologico Lombardo. Autore – per le edizioni Hoepli - I ghiacciai della Lombardia. Con i nostri ospiti esploreremo il legame tra i ghiacciai e la nostra visione del mondo, dal punto di vista culturale e filosofico. Approfondiremo anche la dimensione scientifica del fenomeno, illustrando i dati più recenti sullo stato di salute dei ghiacciai alpini e le loro prospettive future.
Nell’ultima mezz’ora di Moby Dick daremo invece spazio ad una testimonianza diretta con Anna Torretta, nota alpinista e guida alpina pluricampionessa di arrampicata su ghiaccio. Fra le sue pubblicazioni segnaliamo Dal tetto di casa vedo il mondo (edizioni Corbaccio). Ci racconterà cosa significhi affrontare le vette in un ambiente in costante cambiamento e come l’alpinismo si adatti alla scomparsa progressiva dei ghiacciai.
Quando lo scrittore inglese J. R. R. Tolkien scrive Il Signore degli anelli, di cui quest’anno ricorrono i 70 anni dall’uscita, attribuisce alle varie creature che abitano La Terra di Mezzo anche delle lingue altre, inventate dallo stesso scrittore: per esempio l’entese, parlato dagli Ent, l’elfico, con tutte le sue varianti, la lingua dei nani e quella oscura parlata dai servi di Sauron.
Ma quelle inventate da Tolkien sono solo un caso particolarmente noto e riuscito di lingue immaginarie. L’invenzione linguistica è un fenomeno dalle dimensioni vastissime, che accompagna da sempre l’attività creatrice degli esseri umani, in forme e secondo scopi diversi. Da questa osservazione prende le mosse la nuova puntata di Moby Dick nella quale cercheremo di riflettere sul fenomeno delle lingue immaginarie attraversando la linguistica, la letteratura e la musica.
Gli ospiti sono il linguista, neuroscienziato e scrittore Andrea Moro, autore di saggi come I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili (Il Mulino, 2015), lo scrittore, poeta visivo e performer Paolo Albani, autore di Aga magéra difùra. Dizionario delle lingue immaginarie (Zanichelli, 1994) e Jacopo Incani, in arte “Iosonouncane”, musicista che nel 2021 è uscito con l’album Ira, nato da un lavoro d’invenzione e di commistione delle lingue.
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Una vera e propria data di inizio non c’è, ma era il dicembre del 2019 quando si cominciò a parlare della diffusione di una polmonite atipica nella zona di Wuhan in Cina. Di lì a poco, il 23 gennaio 2020, di fronte alla diffusione di un virus ancora sconosciuto, le autorità di Wuhan decretarono la chiusura totale della città e sette giorni dopo, l’Organizzazione mondiale della sanità dichiarò una “emergenza di salute pubblica di portata internazionale” a causa della rapida diffusione di quello che nel frattempo si era scoperto essere un virus appartenente alla famiglia dei Coronavirus.
A fine gennaio la malattia polmonare raggiunse l’Europa e in Svizzera, il primo caso Di Covid-19 fu confermato il 25 febbraio 2020 nel Canton Ticino: la persona infetta, un settantenne, aveva contratto il virus durante una riunione a Milano.
Chi di noi non ha un’immagine legata a quei primi mesi del 2020? Tutti abbiamo un ricordo legato alla pandemia: Notizie confuse, spaesamento, discussioni su come affrontare quello che stava accadendo e poi… il confinamento, i dati sui contagi, i vaccini… e nuove parole con cui abbiamo iniziato a convivere, come “spillover”, “infodemia”, “vaccini mRNA”,”long Covid”…
A cinque anni dall’inizio della pandemia da Covid 19 Alessandra Bonzi e Fabio Meliciani, tornano a quei primi mesi del 2020 e, insieme ai loro ospiti, analizzeranno ciò che è successo e ciò che la pandemia ci ha lasciato in eredità: cosa abbiamo imparato? Quali progressi scientifici abbiamo fatto? E quali errori abbiamo commesso? Ma soprattutto, come possiamo, in futuro, far tesoro di quello che abbiamo imparato.
Guarderemo alla pandemia da una prospettiva scientifica assieme a chi la pandemia l’ha vissuta in prima persona e chi la sta ancora studiando: il medico cantonale Giorgio Merlani, Roberto De Vogli, professore associato in salute globale e Psicologia presso il Dipartimento dello Sviluppo e Socializzazione dell’Università di Padova, Sara Rubinelli, professoressa in scienze della salute all’Università di Lucerna, Alessandro Vespignani, fisico, direttore e fondatore del Northeastern Network Science Institute presso la Northeastern University di Boston e Sabrina Locatelli, virologa e primatologa, attiva in Laos.
Prima emissione: 8 febbraio 2025
In queste settimane il tema di come l’Europa possa e debba rispondere ai nuovi assetti geopolitici e commerciali innescati dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha finito con l’avere più spazio nel dibattito pubblico delle risposte stesse che ancora sono poche e poco organizzate.
Le sfide sono numerose e complesse, dal generale scivolamento a destra o comunque verso partiti euroscettici, alla difficoltà di ritrovare una pace in Ucraina dove il conflitto è giunto al terzo, fino al dossier sull’ulteriore allargamento dell’unione a 36 o 37 paesi che rende indispensabile il ripensamento della governance pena l’ingovernabilità e l’impasse istituzionale.
Se al momento è difficile intravvedere lungo quale strada l’unione europea possa incamminarsi per rafforzarsi come entità unica, vale la pena rivolgersi al suo passato e interrogarsi sulle sue origini come mito e come storia. Le sue tante differenze, la fluidità stessa del concetto e dei confini dell’Europa, non sono forse il segno di una complessità non riconducibile a una sola identità? E all’interno di quella diversità è davvero possibile trovare dei valori comuni e condivisi? E ancora il suo mito fondante quella principessa fenicia rapita da Zeus per generare a Creta Minosse prototipo della cultura organizzata, non è forse il simbolo, oltre che dell’incontro tra oriente e occidente, del permanere delle ambiguità e delle contraddizioni?
Moby Dick ne parla in un dibattito con il filosofo Enrico Manera, la sociologa Monica Sassatelli e lo storico Andrea Zannini autore di Storia minima d’Europa di cui il Mulino ha da poco ristampato un’edizione ampliata e aggiornata. A seguire un incontro con la Direttrice associata del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico Maria Grazia Giuffreda per parlare del tema tecnologico ed etico che più tocca gli ideali fondativi dell’Europa: l’intelligenza artificiale e la possibilità di creare un centro di competenza europeo.
Per afrodiscendenze si intende non solo la categoria etnica di chi ha origini africane, ma l’insieme delle esperienze storiche culturali e sociali delle popolazioni di origine africana, nate o stabilitesi fuori dal Continente a seguito di fenomeni legati alla diaspora.
“Moby Dick” intitolato “Afrodiscendenze. Identità, letteratura e jazz: un viaggio fra storia cultura e musica” a cura di Lina Simoneschi Finocchiaro, dedica una puntata al tema attraverso un’analisi storica, la costituzione dell’identità diasporica, fino al ruolo della letteratura nel dar voce alle comunità afrodiscendenti e al legame di sangue fra gli afrodiscendenti e la musica jazz.
Nell’ora entrale della trasmissione (dalle 10.30 alle 11.30) avremo ospiti Igiaba Scego, scrittrice afrodiscendente ed intellettuale di riferimento per le narrazioni diasporiche in Italia. E Alessandro Portelli storico e già professore ordinario di letteratura angloamericana all’Università La Sapienza di Roma. Noto per i suoi studi sulla memoria e sulle tradizioni delle comunità afroamericane in particolare negli Stati Uniti.
Nell’ultima mezz’ora, l’attenzione si sposterà sulla relazione tra jazz e afrodiscendenze, un binomio imprescindibile che ha segnato la musica e la cultura del Novecento. Claudio Sessa, critico musicale, insegna storia del jazz al conservatorio di Vicenza, è fra i massimi esperti di jazz in Italia e ci guiderà in un viaggio attraverso le radici e le evoluzioni del jazz, esplorandolo come linguaggio di resistenza e di affermazione culturale delle comunità nere.
Nonostante i risultati importanti raggiunti negli ultimi cinquant’anni dalle donne nell’ambito educativo e della ricerca, oggi le scienziate spesso non godono ancora di un adeguato riconoscimento professionale e i percorsi di studi nelle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) rimangono a prevalenza maschile. Prendendo spunto dalla Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza dell’11 febbraio istituita dall’ONU, in questa puntata Moby Dick cerca di capire quali sono le principali barriere, sociali e culturali, che ostacolano una piena e paritaria partecipazione delle donne nella scienza e come si possono superare.
Ne parliamo con Domenica Bueti, neuroscienziata, dal 2016 professoressa di neuroscienze Cognitive alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (SISSA) dove dirige il “Laboratorio di Percezione del Tempo”; Monica Landoni, professoressa presso la Facoltà di scienze informatiche dell’Università della Svizzera italiana e Paola Govoni, professoressa di storia e di studi della scienza e di genere all’Università di Bologna, autrice di diversi saggi tra cui l’ultimo Ripensare l’Antropocene, Oltre natura e cultura, scritto con Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli, Giovanna Guerzoni (Carocci)
A 300 anni dalla nascita di Giacomo Casanova, scrittore passato alla storia come modello del maschio seduttore per antonomasia, dedichiamo il Moby Dick alla riflessione sulle diverse forme e rappresentazioni della mascolinità nella letteratura, da Omero ad oggi. Nel farlo, cercheremo di mettere a fuoco i meccanismi di costruzione (e di decostruzione) delle identità maschili e le relazioni di potere e di genere instaurate dai personaggi maschili all’interno di romanzi e racconti.
I nostri ospiti saranno lo scrittore Francesco Piccolo, autore di Son qui m’ammazzi: i personaggi maschili nella letteratura italiana (Einaudi), Manuela Spinelli, professoressa all’Université Rennes 2 ed esperta di studi di genere, Marco Antonio Bazzocchi, professore all’Università di Bologna e autore di Il codice del corpo. Genere e sessualità nella letteratura italiana del Novecento (Pendragon) e Alessandro Giammei, professore alla Yale University e autore di Cose da maschi (Einaudi) e Cronache e leggende di ragazzi strani. Storie del passato per diventare maschi del presente (Piemme edizioni).
In un’epoca sempre più standardizzata, è ancora possibile immaginare nuove strade per la creatività, la riflessione e l’autonomia intellettuale? Nel corso di questa puntata di Moby Dick intitolata Il pensiero fai-da-te. Idee fuori dal coro, vogliamo dare spazio al pensiero non convenzionale e indipendente per capire che influsso possa avere in ambito culturale e come possa trasformare il nostro modo di vivere.
Gli ospiti - esperti e intellettuali di diversi ambiti al microfono di Lina Simoneschi Finocchiaro - si confrontano sul valore della libertà creativa, sulla riscoperta del fare come pratica culturale e sulla capacità di rompere gli schemi. Con noi – nell’ora centrale della trasmissione :
Bertram Niessen, presidente e direttore scientifico di CheFare, si occupa di come la cultura trasforma lo stato delle cose. I temi principali che muovono le sue ricerche sono l’interesse per l’intersezione tra cultura, tecnologia e società, con la convinzione che ci sia bisogno di nuove forme di azione sociale e politica. Il suo ultimo libro si intitola Abitare il Vortice. Come le città hanno perduto il senso e come fare per ritrovarlo (UTET 2023).
Alberto Saibene, saggista e storico della cultura, è autore di L’Italia di Adriano Olivetti (Edizioni di Comunità 2017) e Il paese più bello del mondo. Il FAI e la sfida per un’Italia migliore (UTET 2019). Per Casagrande ha curato nel 2016 Che razza di ebreo sono io di Bruno Segre e nel 2021 Milano fine Novecento. Storie, luoghi e personaggi di una città che non c’è più.
Nicla de Carolis, direttrice editoriale di Edibrico, e autrice di Rifare casa. Costruire e ristrutturare ecologicamente.
Ospite dell’ultima mezz’ora Silvia Botti, architetta e giornalista indipendente specializzata nel campo del design e dello sviluppo urbano. Ha diretto la rivista internazionale di architettura e design Abitare. É presidente della Fondazione Giovanni Michelucci, centro di studi e ricerche sull’urbanistica, l’architettura moderna e l’habitat sociale. Con Silvia Botti vogliamo parlare di architettura sostenibile e del legame fra spazio, sostenibilità e libertà progettuale.
Nel mondo occidentale contemporaneo, figlio dell’Illuminismo, prevale perlopiù una società laica in cui il concetto di eresia ha in larga parte perso la sua iniziale connotazione religiosa. Spesso oggi apostrofare un concetto, oppure una teoria, con l’aggettivo eretico significa etichettarlo come una sciocchezza assurda e insostenibile più che dichiararlo fallace e distante dall’ortodossia.
Allo stesso tempo, e per un processo storico in parte parallelo, la parola eresia si è riappropriata della valenza positiva che la sua origine etimologica greca suggerisce. αἵρεσις, airesis era la scelta, la proposta autonoma, libera, slegata dai dogmatismi e dagli schemi imposti da una dottrina rivelata, poco importa se in ambito religioso politico scientifico o altro ancora.
Ma allora nella nostra contemporaneità quale spazio e quale ruolo riveste, se ne riveste uno, l’eresia? La scienza, che taluni ritengono abbia sostituito la religione in un nuovo culto che la vuole infallibile, e soprattutto il metodo scientifico, sono davvero al riparo dal rischio di dogmatismo?
Questi e altri i quesiti su cui si china questa settimana “Moby Dick” insieme ai suoi ospiti: la giornalista e saggista scientifica Agnese Codignola, il professore di etica sociale cristiana Markus Krienke e la filosofa Francesca Rigotti. Con loro andremo in cerca se non di risposte certamente di nuove domande con cui sollecitare le vostre riflessioni.
Dieci anni fa, il 7 gennaio 2015, due affiliati di Al-Qaeda sterminarono la redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, dopo la pubblicazione di alcune vignette su Maometto. In qualche misura fu anche la tragica conseguenza di uno scontro tra culture; infatti l’orientalista Paolo Branca ha mostrato nei suoi libri come la civiltà islamica sia capace di leggerezza e ironia, ma non in ambito religioso. In Occidente l’attentato fu seguito da imponenti manifestazioni a sostegno della libertà di espressione, con lo slogan «Je suis Charlie», ma aprì anche una stagione di profonde trasformazioni per la satira, come spiega il disegnatore Andrea Bozzo. In questi anni sono cambiati gli autori, sono emersi nuovi canali di diffusione (a cominciare dai social), ma soprattutto è cambiata la società; nuove sensibilità all’insegna del politicamente corretto circoscrivono la possibilità di trattare alcuni argomenti, non solo religiosi, secondo Davide Piacenza. La satira contemporanea è dunque alla ricerca di nuove forme espressive, nuovi temi e nuovi limiti (posto che siano possibili) per definire il proprio campo d’azione.