- 28 minutes 2 secondsCircolo di Bregaglia: sicurezza del territorio, sanità e alloggi al centro del confronto
Il sesto e ultimo dibattito elettorale in vista delle elezioni cantonali del 14 giugno 2026 è stato dedicato al Circolo di Bregaglia, chiamato a eleggere un solo deputato in Gran Consiglio. I candidati in lizza sono quattro.
I partiti hanno indicato i propri rappresentanti per il confronto: hanno partecipato Peter Cadisch Nunzi per il Partito socialista (PS), Gianluca Giovanoli per l’Unione democratica di centro (UDC), Maurizio Michel per il Partito liberale democratico (PLR, gran consigliere uscente) e Stefano Maurizio per Il Centro.
Durante il dibattito si è parlato della gestione dei rischi naturali e della sicurezza del territorio, a quasi nove anni dalla frana del Pizzo Cengalo. I candidati hanno sottolineato la necessità di non abbassare la guardia sulla prevenzione, tra interventi strutturali, pianificazione e adattamento ai cambiamenti climatici.
Ampio spazio anche alla sanità regionale, con attenzione al modello dei centri sanitari e alle difficoltà delle strutture periferiche nel contenimento dei costi e nel reperimento di personale. È emersa l’importanza di garantire i servizi di base in valle, rafforzando al contempo le collaborazioni con le strutture più grandi e valorizzando nuove soluzioni come la telemedicina.
Sul fronte della mobilità e delle infrastrutture, il dibattito si è concentrato sul collegamento del Maloja e sul progetto di ampliamento tra Sils e Maloja, considerato strategico per la valle ma caratterizzato da tempi lunghi e iter complessi. Condivisione generale sulla necessità di mantenere alta la pressione politica per garantire la realizzazione dell’opera.
Si è discusso inoltre del fenomeno dei “letti freddi” e delle abitazioni secondarie, che incide sulla vitalità dei villaggi e sull’accesso alla casa per le famiglie locali. Tra le proposte emerse: maggiore sostegno alla costruzione di abitazioni primarie, adeguamenti nella pianificazione territoriale e un migliore equilibrio tra sviluppo turistico e residenzialità.
In chiusura, i candidati hanno ribadito le proprie priorità politiche, con un focus su sicurezza, servizi, sviluppo sostenibile e qualità di vita, evidenziando l’importanza di rafforzare il ruolo delle regioni periferiche e di garantire prospettive concrete per il futuro della Bregaglia.
29 May 2026, 5:07 pm - 23 minutes 32 secondsCircolo di Brusio: confini, spopolamento e infrastrutture al centro della sfidaI dibattiti elettorali in vista delle elezioni GR2026 – Due candidati per un seggio nel circondario22 May 2026, 5:07 pm
- 30 minutes 28 secondsCircolo di Poschiavo: sanità, mobilità e frontalieri al centro del confronto
Il quarto dibattito elettorale in vista delle elezioni cantonali del 14 giugno 2026 è stato dedicato al Circolo di Poschiavo, chiamato a eleggere due deputati. I candidati complessivi sono otto.
I partiti hanno indicato ciascuno i propri rappresentanti per il confronto: hanno partecipato Michel Castelli per Il Centro, Giovanni Jochum per il Partito liberale (PLR), Gabriela Menghini-Inauen per l’Unione democratica di centro (UDC) e Davide Vassella per il Partito socialista (PS). Gli altri candidati del circondario sono: Orlando Cameni (UDC), Michele Micheli (PLR), Graziano Kramer (Il Centro) e Selina Liver (PS).
Durante il dibattito si è parlato della tenuta del sistema sanitario regionale, tra invecchiamento della popolazione, costi in aumento e difficoltà a garantire personale e servizi di prossimità, con particolare attenzione ai rapporti con le strutture dell’Alta Engadina. Ampio spazio anche al tema della mobilità e delle infrastrutture, con la richiesta di accelerare progetti cantonali come le circonvallazioni e di rafforzare i collegamenti transfrontalieri con la Lombardia.
È stata inoltre discussa la Ferrovia Retica, considerata una risorsa fondamentale per economia e turismo ma anche fonte di criticità legate al traffico e alla qualità del servizio. Altro tema centrale quello del frontalierato e della doppia imposizione fiscale, con una generale convergenza sulla necessità di mantenere condizioni attrattive per la manodopera italiana e proseguire il dialogo con le autorità italiane.
In chiusura, i rappresentanti dei partiti hanno presentato le proprie priorità politiche, con un focus su sostegno all’economia locale, servizi pubblici, attrattività della regione e ruolo delle periferie, sottolineando l’importanza di garantire qualità di vita e prospettive di sviluppo per la Valposchiavo.
15 May 2026, 5:07 pm - 21 minutes 41 secondsCircolo di Mesocco: periferie, energia e servizi per il futuro
Il terzo dibattito elettorale in vista delle elezioni cantonali del 14 giugno 2026 è dedicato al circolo di Mesocco che dovrà eleggere due deputati. Uno in più rispetto alla scorsa tornata elettorale del 2022. I candidati in lizza sono in totale cinque.
I partiti hanno indicato ciascuno i propri rappresentanti per il confronto: hanno partecipato Piera Furger per Il Centro, Miryam Fasani per l’Unione democratica di centro (UDC) e Mattia Ciocco per il Partito liberale (PLR). Gli altri candidati del Circondario sono: Franco Stoffel (UDC) e Fabiano Berni (Il Centro).
Durante il dibattito si è parlato del sostegno del Cantone alle regioni periferiche, dello sviluppo demografico ed economico dell’Alta Mesolcina, dei controlli sugli abitanti e le società “bucalettere”, delle difficoltà legate alle case per anziani e del futuro dell’energia idroelettrica, tra controllo pubblico e partenariati con il privato.
In chiusura, i rappresentanti dei partiti hanno presentato le proprie priorità politiche, con un focus su occupazione, formazione, servizi e qualità di vita nelle regioni periferiche.
8 May 2026, 5:07 pm - 21 minutes 8 secondsCalanca: dare voce alla valle tra sfide e potenziale
Il dibattito elettorale dedicato al Circolo di Calanca, in vista delle elezioni cantonali del 14 giugno 2026, ha messo a confronto le candidate e i candidati per l’unico seggio che la valle esprime in Gran Consiglio. Questa edizione, condotta da Antonio Marsetti e Alessandro Tini, è trasmessa dalla sala multiuso del Comune parrocchiale di San Vittore.
I candidati a confronto: Johanna Bachmann per il Partito socialista (PS), Rosanna Spagnolatti, consigliera uscente per Il Centro, e Athos Rossini per l’Unione democratica di centro (UDC).
Durante il dibattito si è parlato innanzitutto dell’attualità legata ai permessi di dimora e alle società “bucalettere”, con la richiesta condivisa di rafforzare controlli e strumenti normativi a livello cantonale. Ampio spazio è stato poi dedicato alla demografia della Val Calanca, alle difficoltà strutturali delle regioni periferiche e alle misure per rendere la valle più attrattiva, soprattutto per giovani e famiglie, attraverso investimenti in mobilità, servizi e infrastrutture sociali.
Un altro tema centrale ha riguardato il sostegno agli anziani, la necessità di garantire servizi inclusivi senza gravare eccessivamente sui Comuni e il valore dei progetti locali di socialità e prossimità. Si è discusso inoltre di fusioni comunali, tra opportunità di rafforzamento politico e tutela dell’identità valligiana, sottolineando l’importanza di processi condivisi e basati su studi di fattibilità approfonditi.
In chiusura, i candidati hanno espresso le proprie motivazioni e priorità politiche, ribadendo la volontà di dare maggiore voce alla Val Calanca a Coira, valorizzandone il potenziale umano, sociale e ambientale e migliorando la qualità di vita nelle regioni periferiche del Cantone.
1 May 2026, 5:00 pm - 25 minutes 54 secondsCircolo di Roveredo: crescita, sicurezza e identità a confronto
Il primo dibattito elettorale che le Voci del Grigioni Italiano propongono in vista delle elezioni cantonali del 14 giugno 2026, è dedicato al circolo di Roveredo, che dispone di tre seggi in Gran Consiglio ai quali ambiscono nove candidati.
I partiti hanno indicato ciascuno i propri rappresentanti per il confronto: hanno partecipato Leda Ramelli per i Verdi, biologa, Eleonora Righetti, direttrice scolastica e gran consigliera uscente per Il Centro, Samuele Censi, sindaco di Grono e gran consigliere uscente per il Partito liberale (PLR), Romano Losa, ex dirigente scolastico, per l’Unione democratica di centro (UDC) e Paolo Paganetti, biologo in pensione, per il Partito socialista (PS). Gli altri candidati del Circondario sono: Manrico Duzzi e Mauro Piccamiglio (UDC), Emma Negretti (PS) e Patrick De Cristophoris (Il Centro).
Il dibattito si è aperto con il tema di stretta attualità dei permessi di dimora e delle società “bucalettere”, tornato alla ribalta dopo i recenti arresti avvenuti a Roveredo nell’ambito di un’indagine internazionale sulla mafia. I candidati hanno espresso una diffusa insoddisfazione per la recente risposta del Governo cantonale, chiedendo controlli più rigorosi, un rafforzamento degli strumenti legislativi e una maggiore collaborazione tra Comuni e Cantone, anche prendendo spunto da quanto avviene in Ticino.
Si è poi parlato di crescita demografica, un fenomeno particolarmente marcato nel circolo di Roveredo. L’aumento della popolazione è stato valutato in larga parte come un’opportunità, ma anche come una sfida per la pianificazione territoriale, le infrastrutture, le scuole e i servizi, con l’esigenza di uno sviluppo sostenibile che tuteli l’identità del territorio ed eviti una cementificazione eccessiva.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dell’invecchiamento della popolazione e alle case per anziani, analizzando i costi elevati a carico di famiglie e Comuni, il ruolo del Cantone nel finanziamento delle cure e l’importanza di rafforzare la medicina di prossimità e le sinergie tra cure a domicilio e strutture residenziali.
In chiusura, ciascun candidato ha indicato il proprio cavallo di battaglia in caso di elezione, richiamando in particolare la necessità di far sentire con maggiore forza la voce del Grigioni italiano a Coira, valorizzare il plurilinguismo, sostenere giovani e famiglie, rafforzare la sensibilità ambientale e affrontare in modo unitario le sfide delle regioni di confine.
24 April 2026, 5:07 pm - 22 minutes 25 secondsAmbiente, acqua e biodiversità: I fiumi tornano a vivere
L’edizione di questa settimana delle Voci del Grigioni Italiano si apre con una notizia di grande rilievo ambientale che riguarda la bassa Mesolcina: si è infatti conclusa la seconda e ultima fase del progetto di riqualifica della zona golenale lungo la Moesa. Un intervento di ampia portata che ha restituito dinamica e naturalità a uno spazio fondamentale per l’equilibrio del fondovalle e per la convivenza fra fiume, infrastrutture e attività umane. Dopo la prima fase al Pascol Grand di San Vittore, chiusa nel 2019, i lavori tra Isola Sgraver e Ai Fornàs, in territorio di Lumino, hanno completato un corridoio ecologico continuo di circa 50 ettari, il più importante intervento di questo tipo mai realizzato a sud delle Alpi.
Con il biologo Marco Nembrini abbiamo fatto il punto sui primi risultati: il ritorno degli ambienti umidi, l’innalzamento della falda, la ricomparsa di specie animali e vegetali tipiche delle golene, l’efficacia dei passaggi faunistici e un monitoraggio che proseguirà nei prossimi anni, nel segno della sicurezza idraulica e della tutela della biodiversità.
Lo sguardo si sposta poi a sud del Bernina, a Brusio, dove è in corso il progetto Miralago promosso da Repower: un investimento importante che mira a restituire acqua e continuità biologica al torrente Poschiavino, migliorando gli habitat fluviali e aprendo nuove prospettive per pesca, natura e territorio, pur a costo di una riduzione della produzione idroelettrica.
Infine, tappa in Bregaglia, sopra Casaccia, dove è iniziato il cantiere per la rivitalizzazione dell’area golenale di Cavril. Un progetto che punta a ridare spazio al fiume, riattivare i processi naturali e creare nuovi habitat per uccelli, anfibi e rettili, in una regione che ha visto ridursi drasticamente questi ambienti negli ultimi decenni.
Un viaggio tra fiumi, natura e futuro, nel solco di una lunga tradizione di informazione attenta al territorio.
17 April 2026, 5:07 pm - 20 minutes 49 secondsTracce di storia: archivi, memoria e futuro digitale
Documenti storici da preservare, atti contemporanei da selezionare, archivi digitali da rendere consultabili anche tra centinaia di anni. La puntata è dedicata alla conservazione della memoria storica e alle sfide dell’archiviazione, dall’antica pergamena ai documenti nati in formato digitale.
Il viaggio parte da Berna, dove opera uno dei centri di ricerca più avanzati nel campo dell’archiviazione storica. Sacha Zala, storico e direttore dei Documenti diplomatici svizzeri (Dodis), spiega come il suo gruppo di ricerca selezioni una minima parte di una mole imponente di documenti dell’Archivio federale per ricostruire la storia della politica estera svizzera. Con lui si affrontano i temi della digitalizzazione, degli standard di conservazione a lungo termine, del valore dei metadati e delle nuove possibilità offerte dal riconoscimento ottico dei caratteri e dall’intelligenza artificiale per l’analisi delle fonti.
Dalla capitale federale ci si sposta poi nel Grigioni italiano per parlare di tutela concreta degli archivi comunali storici. Dante Peduzzi, ex ispettore scolastico, presenta il progetto realizzato in collaborazione tra l’Archivio cantonale dei Grigioni e l’Archivio a Marca di Mesocco, che prevede il deposito, la messa in sicurezza e la digitalizzazione di documenti prodotti tra il XIII secolo e il 1799. Un modello pensato per garantire la conservazione professionale di un patrimonio pubblico spesso fragile e poco valorizzato.
La puntata si chiude oltre confine, in Valtellina, con Saveria Masa, storica e ricercatrice specializzata nello studio del territorio alpino. Forte di una lunga esperienza negli archivi svizzeri e italiani, Saveria Masa sottolinea l’importanza dell’accesso digitale alle fonti, in particolare a quelle ecclesiastiche, per facilitare la ricerca, proteggere gli originali e rendere il patrimonio documentario realmente accessibile.
Un approfondimento che intreccia storia, tecnologia e responsabilità pubblica nel preservare le tracce del nostro passato.
10 April 2026, 5:07 pm - 19 minutes 52 secondsCustodi di memoria
Il passato non è fatto solo di carta e documenti d’archivio, ma vive nelle immagini, nei suoni e nelle pellicole che spesso giacciono dimenticate in soffitta. Una vecchia fotografia di fine Ottocento, un nastro magnetico con voci di famiglia o un filmato in Super8 sono “testimonianze fragili” che rischiano di andare perse per sempre. Di qui nasce l’iniziativa di Memoriav — il centro di competenza per il patrimonio audiovisivo svizzero — e dell’Ufficio della cultura dei Grigioni che, grazie a una serie di incontri sul territorio, sta avvicinando privati e associazioni per sensibilizzare chiunque possieda documenti degni di essere conservati.
L’ambiente di conservazione gioca un ruolo cruciale, poiché è necessario evitare l’umidità eccessiva e gli sbalzi termici, che rappresentano i primi nemici dell’integrità di nastri e pellicole. Anche la manipolazione richiede accortezze specifiche: i supporti analogici vanno maneggiati con estrema cura, evitando di toccare le superfici magnetiche o ottiche con le dita per non compromettere la qualità del supporto. Sebbene il passaggio al digitale sia oggi fondamentale per la consultazione e la diffusione, esso non sostituisce la conservazione dell’originale analogico, che rimane la testimonianza storica primaria se mantenuto in buone condizioni.
L’identificazione tempestiva del materiale, che sia analogico o digitale, è il primo passo per l’adozione di misure di protezione adeguate. Il messaggio del progetto è chiaro: ogni cittadino può essere custode di un pezzetto di storia grigionese. Chiunque possieda materiale audiovisivo di rilievo è invitato a segnalarlo per permettere che queste “voci” del passato continuino a farsi sentire anche dalle generazioni future.
3 April 2026, 5:07 pm - 20 minutes 40 secondsUn anno di Archeo Alps: rileggere le Alpi attraverso l’archeologia
Archeo Alps è il progetto Interreg che riunisce università, enti di ricerca e istituzioni tra Valtellina, Valchiavenna e Canton Grigioni per ricostruire la storia delle Alpi tra tarda antichità e Medioevo. Un’iniziativa che dopo un anno di attività ha già raggiunto il suo primo giro di boa, entrando nella fase operativa e restituendo nuove chiavi di lettura su un territorio tutt’altro che marginale. I risultati raggiunti finora sono stati presentati nei giorni scorsi a Sondrio dove contestualmente vi è stata l’inaugurazione della mostra “Archeologia e Montagna” , allestita presso il MVSA – Museo Valtellinese di storia e arte.
Il progetto propone un cambio di prospettiva: studiare non solo come l’uomo abbia modellato l’ambiente, ma anche come l’ambiente abbia condizionato le scelte delle comunità alpine. Un approccio illustrato da Fabio Saggioro, archeologo dell’Università di Verona, che evidenzia il ruolo del paesaggio come risorsa determinante per lo sviluppo di società complesse.
Sulle dinamiche del potere e sulla rete di collegamenti che strutturava le Alpi interviene Riccardo Rao (Università di Bergamo), che con il suo gruppo studia castelli e siti fortificati tra Bregaglia, Valtellina e Grigioni. Le prime analisi mostrano centri già organizzati in epoca altomedievale, punti strategici di controllo dei passi e di gestione del commercio, come testimoniano anche le tessere daziarie rinvenute negli scavi.
L’innovazione metodologica è uno dei pilastri del progetto. Federico Zoni, archeologo medievale dell’Università di Bergamo, spiega come Archeo Alps affianchi allo scavo tradizionale analisi ambientali, studi pollinici, setacciature specialistiche e rilievi ad alta tecnologia. Un lavoro che ha permesso, ad esempio, di identificare tracce di grano a Tresivio, prova di scambi a lunga distanza già nell’Alto Medioevo.
Il coinvolgimento dei territori è fondamentale. Giampiero Raveglia, presidente della Regione Moesa e sindaco di Roveredo, sottolinea la necessità di integrare tutela e pianificazione urbana, mentre Fernando Baruffi, sindaco di Tresivio, vede nelle scoperte un’opportunità di valorizzazione e di rilettura del paesaggio locale. La prospettiva turistica è invece al centro dell’intervento di Marcella Fratta, assessora alla Cultura del Comune di Sondrio, che auspica una fruizione più consapevole del patrimonio alpino. Infine Omar Iacomella, sindaco di Piuro, guarda a un turismo slow legato a reti sentieristiche, pacchetti integrati e future summer school per giovani archeologi.
Archeo Alps è solo a metà percorso, ma già svela un passato sorprendentemente ricco. Le Alpi emergono come uno spazio vivo, attraversato da scambi, relazioni e innovazioni: un patrimonio che oggi si rinnova grazie a ricerca, collaborazione e visione comune.
27 March 2026, 6:07 pm - 23 minutes 3 secondsLe radici svizzere del calcio italiano – Seconda Parte
Dopo la prima parte del viaggio alla scoperta delle radici svizzere del calcio italiano andata in onda venerdì 13 marzo, la seconda riprende la narrazione là dove tutto era iniziato: nei vicoli di Genova, tra caffè storici e case affacciate su piazze che, più di un secolo fa, videro rotolare i primi palloni. Qui prosegue la ricostruzione di una storia sorprendente, in cui la nascita del calcio italiano è il risultato di relazioni improvvisate, intuizioni coraggiose e di una presenza svizzera ben più radicata di quanto il racconto popolare abbia mai ammesso.
Accanto a figure già incontrate come Edoardo Bosio e James Richardson Spensley, questa tappa introduce nuovi protagonisti: pionieri elvetici giunti in Liguria per studio, lavoro o semplice avventura, e che finirono per scrivere pagine indelebili del nostro sport. È il caso di Henry Dapples, genovese di nascita ma vodese d’origine, tra i primi giocatori del Genoa e vincitore di ben cinque campionati tra il 1898 e il 1903; oppure di Étienne Charles Bugnion, adolescente svizzero che dopo aver fondato il Montriond Lausanne approdò sotto la Lanterna, contribuendo ai successi rossoblù e segnando gol rimasti nella memoria collettiva.
Il racconto si allarga poi agli ambienti sociali dell’epoca: giovani benestanti, studenti internazionali, figli della borghesia industriale — spesso svizzeri, inglesi o italo‑svizzeri — che ebbero il privilegio di praticare uno sport allora considerato elitario. Mentre buona parte della popolazione italiana faticava a procurarsi il pane quotidiano, questi “virgulti” costruivano inconsapevolmente il linguaggio tecnico e culturale del calcio che sarebbe arrivato fino a noi.
Non mancano episodi curiosi, come il trofeo della Palla Dapples — una splendida sfera d’argento che passava di squadra in squadra attraverso sfide secche — o le vicende di Edoardo Pasteur, svizzero naturalizzato genovese e figura simbolo del Genoa, capace di ricoprire nel club praticamente ogni ruolo: giocatore, capitano, segretario, presidente. E ancora l’arrivo dell’allenatore inglese William Garbutt, che introdusse nel lessico italiano il termine “mister”, destinato a diventare universale.
La storia del calcio si intreccia con quella sociale dell’Italia di fine Ottocento: il primo campionato, giocato l’8 maggio 1898, passò quasi inosservato perché in quelle stesse ore Milano era scossa dai moti del pane repressi dal generale Fiorenzo Bava Beccaris. Un contrasto che fotografa perfettamente il mondo in cui il calcio muoveva i suoi primi passi: un Paese affamato e diseguale, ma anche pieno di energie nuove.
Il percorso, sempre in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, si conclude nel cuore simbolico della memoria rossoblù: il Museo della Storia del Genoa. Qui, tra maglie ottocentesche, trofei unici e cimeli che raccontano un secolo e mezzo di storia, torna ancora una volta la presenza elvetica. Non solo nei nomi degli antichi protagonisti, ma persino nella toponomastica della città: dalla funicolare costruita da ingegneri svizzeri al quartiere del Righi, testimonianze discrete di un legame che Genova porta ancora inciso nel paesaggio.
Questa seconda parte ci ricorda che il calcio italiano non è nato da un gesto singolo, ma da un intreccio di destini, migrazioni e passioni condivise. Gli svizzeri non furono comparse. Furono architetti, organizzatori, visionari. Senza di loro — e senza quel mondo di giovani benestanti, cosmopoliti e curiosi — il football italiano non avrebbe trovato la sua forma.
E ciò che il tempo aveva quasi cancellato, oggi torna a brillare in tutta la sua forza.
Nell’immagine d’apertura: la Palla Dapples., il trofeo in argento realizzato a proprie spese dallo svizzero Henri Dapples, uno dei primi giocatori del Genoa e primo vincitore del campionato italiano. I suoi zii materni Jean De Fernex, Charles De Fernex e Eugène De Fernex furono tra i pionieri del calcio a Torino
20 March 2026, 6:07 pm - More Episodes? Get the App