La comunicazione social costruita attorno a Mario Roggero è davvero spontanea oppure segue una strategia precisa? In questa puntata analizzo ganci iniziali, jump cut, copertine, gesti enumerativi, conti alla rovescia e musiche drammatizzanti: tecniche perfettamente legittime, ma tutt’altro che neutre, capaci di aumentare l’attivazione emotiva e orientare la percezione del pubblico. Il punto non è stabilire qui la colpevolezza o l’innocenza di Roggero, né mettere in discussione il suo diritto a raccontare la propria vicenda. La domanda riguarda il modo in cui quel racconto viene confezionato: perché caricarlo di un’impostazione quasi politica e di una continua mobilitazione emotiva? E questa strategia sta davvero aiutando Roggero, soprattutto dopo le parole rivolte al presidente Mattarella? Dal caso Roggero passo poi alla rincorsa politica di Giorgia Meloni e Matteo Salvini nei confronti di Roberto Vannacci, alla fragilità comunicativa emersa sulla nuova legge elettorale e al mio confronto con Pina Picierno sul distinguismo dei piccoli partiti di centro. Analizzo inoltre la tecnica della controdomanda utilizzata da Vannacci e il modo in cui Marianna Aprile è riuscita a neutralizzarla, mantenendo il controllo dell’intervista. Infine, smonto la falsa dicotomia con cui Fratelli d’Italia ha raccontato il voto parlamentare sulle preferenze. La politica e la comunicazione social non si limitano a trasmettere contenuti: costruiscono sceneggiature, attivano emozioni e organizzano la nostra percezione della realtà. Riconoscere queste tecniche è il primo passo per restare liberi nella valutazione dei fatti.
25 July 2026, 1:45 pm
31 minutes 29 seconds
401 Disastro Largo: Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni alla prova della manifestazione di Napoli
La manifestazione organizzata a Napoli dal centrosinistra avrebbe dovuto mostrare unità, partecipazione e capacità di costruire un’alternativa politica. Ha finito tuttavia per produrre una sequenza di errori comunicativi e organizzativi: la presenza dei contestatori nelle prime file, le reazioni improvvisate di Giuseppe Conte, una regia visiva approssimativa e una fotografia finale nella quale i quattro leader sono tutti insieme, ma guardano in direzioni diverse. In questa puntata parto proprio dalle immagini diventate virali: Giuseppe Conte che cerca di reagire alle contestazioni, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sul palco, l’assenza di una gestione efficace degli spazi e una comunicazione visiva caratterizzata da luci poco curate, sfondo scuro, inquadrature discutibili e materiali promozionali (una card pubblicata sui social) di qualità molto bassa. La comunicazione e la cura per i dettagli rivelano il modo in cui un’organizzazione lavora, stabilisce le priorità e cura i dettagli. Se non si riesce a organizzare efficacemente una manifestazione, l’effetto simbolico rischia inevitabilmente di estendersi alla percezione della futura capacità di governo, se mai questi leader verranno messi alla prova in quel senso. Dall’approssimazione del Campo Largo passo poi a Roberto Vannacci, che continua a conquistare attenzione attraverso azioni fisiche capaci di trasformarsi immediatamente in contenuti politici. Il suo triathlon sportivo in Liguria è un esempio di “credibility-enhancing display” (CREDs), un comportamento costoso che aumenta la credibilità percepita di chi lo compie. Il sottotesto è semplice: se ci metto il corpo, significa che credo davvero in ciò che dico. È lo stesso meccanismo che da tempo analizzo attraverso numerosi casi della comunicazione politica contemporanea: Javier Milei che porta una motosega sul palco, Zohran Mamdani che si immerge nelle acque gelide durante il Polar Bear Plunge, Beppe Grillo che attraversa a nuoto lo Stretto di Messina, Donald Trump e Silvio Berlusconi che trasformano il corpo, gli oggetti e le immagini in moltiplicatori della credibilità politica. Vannacci utilizza lo stesso codice e rilancia persino la competizione corporea con Grillo: il mio corpo è più resistente del tuo, quindi la mia convinzione è più credibile della tua. Il problema è che molti politici, soprattutto a sinistra, continuano ad amplificare proprio il frame di Vannacci. Ogni attacco, ogni dichiarazione indignata e ogni intervento televisivo contribuiscono a mantenerlo al centro della scena. Pier Ferdinando Casini ha sintetizzato la strategia più razionale: ignorarlo. Perché, come sappiamo, persino una smentita continua ad alimentare l’inquadratura che vorrebbe cancellare. Analizzo poi la comunicazione di Silvia Salis durante la missione istituzionale a New York, in cui si mostra viaggiare in Business Class. Ancora una volta, il punto è il significato prodotto dalle immagini: un racconto patinato, ambienti esclusivi e una rappresentazione visiva che rischia di trasmettere distanza rispetto alla vita quotidiana delle persone non fa bene alla sinistra. La comunicazione del lusso è legittima, tuttavia nel marketing politico diventa un problema percettivo. In politica il mezzo diventa messaggio: l’aereo, l’elicottero, l’abbigliamento, il luogo e la distanza prossemica contribuiscono tutti alla costruzione del personaggio, così come nel mondo non politico: da Papa Leone al concerto di Ultimo a Tor Vergata. Parlo inoltre del rapporto comunicativo tra Giorgia Meloni e Donald Trump, della notizia relativa ai contatti con Recep Tayyip Erdoğan prima del vertice NATO e del successivo meme pubblicato da Trump in cui parla di "ordine restrittivo" per lei. Quando diventa pubblica la preoccupazione per le possibili iniziative comunicative di un interlocutore, l’emozione trasmessa è la paura. E la paura colloca inevitabilmente l’altro in una posizione di dominanza. Trump conosce perfettamente questi meccanismi e produce imprevedibilità, costringendo gli interlocutori a reagire all’interno della sua cornice. Nella puntata commento anche la nuova strategia di Matteo Renzi con la campagna “Quando c’era lei”, e la scelta di costruire fin dal titolo il frame del “dopo Meloni”; l’uso ormai ripetitivo dell’accusa di fascismo; il il rischio di provocare reattanza psicologica negli elettori; la stretta di mano tra Trump ed Erdoğan al vertice NATO, impegnati in una reciproca esibizione di dominanza non verbale; il ruolo degli occhiali da sole nel rendere indecifrabili le emozioni e propongo ancora una volta l'estensione dell'approccio di Trump con il celebre esperimento psicologico della “still face”. Prima di definire pazzi i protagonisti della politica, dovremmo imparare a osservare gli effetti concreti delle loro azioni comunicative. Perché corpi, immagini, oggetti, distanze e movimenti raccontano spesso molto più delle parole, e delle nostre paure.
12 July 2026, 9:32 pm
20 minutes 1 second
400 Meloni al Colle e Vannacci premier: la pazza idea che agita la politica italiana
Vannacci premier e Giorgia Meloni Presidente della Repubblica. Sembra fantascienza, ma forse è proprio lo scenario impronunciabile che una parte della politica e dei giornali sta già cominciando a maneggiare senza dirlo fino in fondo. In questa puntata parto dalle parole di Giorgia Meloni sulla Presidenza della Repubblica a 10 minuti, da Nicola Porro, e dalle indiscrezioni circolate nelle ore precedenti sul possibile rapporto tra la crescita del movimento di Roberto Vannacci e i futuri equilibri del centrodestra. Se Vannacci dovesse davvero arrivare alla doppia cifra, che cosa accadrebbe dentro la coalizione? Forza Italia e Lega sarebbero ancora in grado di pesare più di lui? E Meloni potrebbe essere tentata dall’idea di diventare la prima donna al Quirinale e la prima Presidente della Repubblica espressione della destra? Da qui allarghiamo lo sguardo alla comunicazione politica della settimana: Forza Italia che continua a parlare di Vannacci finendo per rafforzarlo, il centrosinistra che non riesce nemmeno a coordinare il nome della propria alleanza, Carlo Calenda che fa il dito medio e vince su Michele Boldrin sul terreno dell’attivazione emotiva, Salvini che passa dagli anni del Papeete agli hamburger presso l’ambasciatore americano a Roma, Piccolotti che evoca manipolazioni algoritmiche senza portare prove, Vannacci che mostra il corpo come dispositivo di credibilità e i partiti che continuano a pubblicare grafiche e messaggi come se la comunicazione fosse un dettaglio decorativo. Il punto è sempre lo stesso: la politica italiana ha conservato quasi tutto dell’eredità berlusconiana, tranne l’unica cosa davvero decisiva, cioè la comprensione profonda di come e perché quelle tecniche funzionavano.
6 July 2026, 7:25 am
12 minutes 24 seconds
399 Trump punta su Vannacci per sconfiggere Meloni? Le strategie segrete per le prossime elezioni
Trump sta tirando la volata a Roberto Vannacci? La domanda, questa settimana, è diventata politicamente molto meno bizzarra di quanto potesse sembrare. Dopo lo scontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump, il punto centrale riguarda lo spazio che può aprirsi a destra per una figura diversa, più utile al clima trumpiano, più compatibile con un certo immaginario conservatore, più spendibile come interlocutore alternativo dentro gli equilibri italiani. Meloni ha provato a reagire costruendo un contro-frame: dopo il colpo comunicativo dell’“ha implorato una foto”, è andata a Gemona tra gli alpini, gli applausi, la folla, le immagini di sostegno, la passeggiata trionfale. Una scena perfetta, che proprio per questo interessante. Gemona era un contesto politicamente favorevole, amministrato dal centrodestra, con Fratelli d’Italia molto forte, dentro una cornice simbolica e sociale lontanissima da una piazza ostile. La comunicazione politica funziona anche così: sceglie il luogo, seleziona l’inquadratura, isola la porzione più comoda della realtà e la trasforma nel racconto dominante. Mentre le immagini raccontavano una Meloni acclamata, i sondaggi raccontavano un centrodestra uscito ammaccato dallo scontro con Trump. È qui che Vannacci diventa un elemento politicamente interessante. Per una parte dell’elettorato di destra incarna un corpo diverso da quello di Meloni: il generale, il combattente, l’uomo della postura dura, il personaggio che comunica vittoria ancora prima di parlare. Poi quel capitale simbolico viene anche gestito malissimo sui social, con contenuti deboli, improvvisati, lontani dalla forza dell’archetipo che Vannacci vorrebbe incarnare. In questa puntata provo a mettere insieme Trump, Meloni, Vannacci, Sigonella, Gemona, i sondaggi e il grande tema del framing: il modo in cui la politica costruisce le immagini che poi noi scambiamo per realtà.
28 June 2026, 6:37 pm
30 minutes 17 seconds
398 Meloni con Trump se l'è cercata? L’errore comunicativo che aiuta Vannacci
Donald Trump ha detto che Giorgia Meloni lo avrebbe “implorato” per una foto al G7. Meloni ha risposto che le dichiarazioni sono totalmente inventate e che “l’Italia non implora mai”. Tuttavia il linguaggio del corpo di Meloni al G7 rende credibile, sul piano percettivo, il racconto di Trump.
Meloni cercava feedback non verbali: sguardi, sorrisi, cenni di assenso, segnali di riconoscimento. Trump invece disperdeva lo sguardo, non ricambiava i segnali, non offriva backchanneling non verbale e lasciava Meloni in una posizione comunicativamente debole.
È qui che nasce il problema: in Italia Giorgia Meloni aveva provato a prendere le distanze da Trump, ma nel contesto internazionale ha cercato di ricostruire visivamente una vicinanza. Questa incongruenza produce un boomerang comunicativo.
La politica, soprattutto quando entra nel campo delle relazioni internazionali, non si gioca solo con le parole. Si gioca con i corpi, con le posture, con le immagini, con la capacità di apparire coerenti tra ciò che si dice in patria e ciò che si mostra all’estero.
E questa debolezza comunicativa di Meloni apre paradossalmente uno spazio enorme per Roberto Vannacci. Perché Vannacci, al contrario, oggi funziona per una parte dell’elettorato non tanto per quello che dice, ma per quello che incarna: il “generale”, il corpo militare, l’archetipo dell’ordine, della disciplina e della credibilità costruita attraverso il ruolo.
In questa puntata analizzo il caso Trump-Meloni, il video di risposta di Giorgia Meloni, l’errore della negazione finale, il rapporto tra corpo e potere politico, e poi entro nel caso Vannacci: perché il corpo del generale può risultare più forte delle sue parole, perché continuare a confutarlo nel merito rischia di amplificarne il frame, e perché molti politici stanno sbagliando strategia comunicativa.
21 June 2026, 3:02 pm
12 minutes 34 seconds
397 Stiamo regalando consenso a Roberto Vannacci? Perché è sbagliato contrastarlo sul frame della remigrazione
Tutti a scagliarsi contro Roberto Vannacci, tutti a contestare il concetto di remigrazione. Solo che, facendo così, lo si mette al centro della scena, finendo per amplificare il suo frame di comunicazione.
E bene ha fatto Lilli Gruber a ospitarlo a Otto e mezzo, perché il lavoro del giornalista è quello di dare le notizie, peggio fanno i politici - che dovrebbero strategicamente cooperare per il proprio successo - a confutare Vannacci dandogli peso, importanza, e significato.
14 June 2026, 5:01 pm
1 minute 57 seconds
396 Charlie Kirk: le tecniche di comunicazione
Tutti parlano di Charlie Kirk, ma quali erano davvero le sue tecniche di comunicazione?
I suoi interventi avevano una struttura ben precisa: domande chiuse e tecnica del Gish gallop, una raffica di argomenti serrati che rendevano spesso impossibile per l’interlocutore elaborare risposta e articolate.
Fondamentale anche il setting e il linguaggio non verbale: Kirk restava seduto, mentre chi parlava con lui doveva alzarsi. Questo lo manteneva nel ruolo del “soggetto supposto sapere”, aumentando la sua autorevolezza percepita rispetto al pubblico. E poi la tipologia delle domande: apparentemente neutre, ma già cariche di posizionamenti e ipostatizzazioni.
Kirk ha trasformato queste tecniche in un vero e proprio format di comunicazione, ed è tutto questo ad aver reso unico il suo stile retorico.
13 September 2025, 5:45 am
1 minute 56 seconds
395 Silvia Salis può sconfiggere Giorgia Meloni?
La sindaca di Genova Silvia Salis può competere con Giorgia Meloni?
Il confronto oggi non è sul consenso, ma sulla comunicazione. Meloni ha un repertorio rodato: conosce i suoi limiti, li maschera con tecniche note, e insiste su formule semplici. Salis invece si trova ancora ad avere a che fare con setting inadeguati e improvvisazioni troppo deboli.
Il risultato è che il paragone appare sproporzionato: da un lato un modello collaudato, dall’altro una tecnica ancora in costruzione. Più che questione di talento, lo è di esperienza e preparazione.
La politica corre veloce: se l’ambizione di Salis è nazionale, potenziare la propria comunicazione diventa indispensabile.
2 September 2025, 10:02 pm
2 minutes 13 seconds
394 “Sono sereno un piffero”: le tecniche di comunicazione del governatore della Calabria Roberto Occhiuto
“Sono sereno un piffero”: il video del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, raggiunto poche ore fa da un avviso di garanzia, è uno dei (rari) esempi di comunicazione politica efficace degli ultimi tempi.
In questo mio intervento su Radio Capital a The Breakfast Club spiego perché, analizzando le tecniche social e i punti di contatto con le strategie comunicative di Giorgia Meloni.
12 June 2025, 9:47 pm
3 minutes 49 seconds
393 La tecnica di Putin con la tuta mimetica: imita Zelensky?
Il presidente russo Vladimir Putin, in visita nella regione del Kursk, si presenta con abbigliamento militare mimetico. Ma perché lo fa? Sta imitando Zelensky?
In questo episodio analizziamo le tecniche di comunicazione che ha utilizzato, e torniamo a parlare del famoso episodio dello scontro tra Zelensky e Trump alla Casa Bianca.
15 March 2025, 10:07 pm
5 minutes 4 seconds
392 La tecnica segreta di Elon Musk su Starlink in Ucraina
Elon Musk "minaccia" di sospendere il servizio di Starlink all'Ucraina? Ma è proprio vero?
Ancora una volta in questo episodio analizzo l'importanza del linguaggio in comunicazione politica, con un focus sul tema delle immagini mentali.